Il dilemma delle privatizzazioni
Il governo vuole aprire il dossier privatizzazioni. Può essere una svolta dal “tran tran” che ha caratterizzato sinora la sua azione. L’intenzione c’è. Resta da vedere in che misura i fatti faranno seguito alle promesse, come sempre. Una parte del dossier riguarda la cessione di quote in Eni, Enel, Finmeccanica: è una possibilità fatta emergere ieri dall’agenzia Bloomberg con un’intervista al ministro dell’Economia, Fabrizio Saccomanni; nel pomeriggio il suo ministero ha smentito dicendo che non sono state citate “specifiche ipotesi di vendita”. Vedremo.
20 AGO 20

Il governo vuole aprire il dossier privatizzazioni. Può essere una svolta dal “tran tran” che ha caratterizzato sinora la sua azione. L’intenzione c’è. Resta da vedere in che misura i fatti faranno seguito alle promesse, come sempre. Una parte del dossier riguarda la cessione di quote in Eni, Enel, Finmeccanica: è una possibilità fatta emergere ieri dall’agenzia Bloomberg con un’intervista al ministro dell’Economia, Fabrizio Saccomanni; nel pomeriggio il suo ministero ha smentito dicendo che non sono state citate “specifiche ipotesi di vendita”. Vedremo. In ogni caso, sono grandi multinazionali e il Tesoro potrebbe ridurre le sue partecipazioni senza perderne il controllo. In alternativa, potrebbe usarne quote per cartolarizzazioni al fine di ridurre il debito pubblico. La sfida maggiore sta però nella quotazione in Borsa di Ferrovie dello stato e Poste, rimaste nella confortevole penombra dello stato. Poi c’è la cessione di Fincantieri: una linea di faglia per le sue implicazioni nelle relazioni tra governo e sindacati. I potentati sindacali osteggiano il cambiamento: al cantiere navale di Marghera, in questi giorni, la Fiom e i sindacati locali protestano perché non vogliono che gli operai lavorino pure il sabato, come chiesto dall’azienda per ridurre i costi e soddisfare le commesse. Chi vorrebbe comprare una società così problematica? Letta si è già scontrato con i sindacati “navali” nel 2006-’07 da sottosegretario del governo Prodi e ora dovrà farsi un po’ “Marchionne” per riuscire a vendere. Gli servirebbe anche per frenare le ambizioni liberiste (e alquanto fumose) del suo competitor di partito Matteo Renzi.